Il Gelicidio del 1996



Volevo rendervi partecipi, del disastroso ma al tempo stesso spettacolare fenomeno del gelicidio (chiamato da noi montanini BRUSCELLO), che colpì tutta la valle del reno e vari paesi circostanti, a cavallo tra la fine del 1995 e l‘inizio del 1996.
Prima di cominciare con il resoconto voglio rendere chiaro (per chi non lo sapesse) cosa sia il gelicidio:
Il fenomeno accade quando a livello del suolo è presente uno strato di aria fredda, con temperatura inferiore a 0 °C, mentre sopra c‘è uno strato d‘aria più calda che consente la fusione della neve che cade dalle nubi (il gelicidio non si forma quasi mai da nubi calde, cioè da nubi da cui cade acqua allo stato liquido). Quando le gocce vengono a contatto con una superficie congelano all‘istante, formano uno strato di ghiaccio trasparente, omogeneo, liscio e molto scivoloso, racchiudendo i rami degli alberi, gli arbusti, gli steli dell‘erba, i cavi elettrici all‘interno di un involucro assai duro di acqua cristallizzata e trasparente. Sebbene con gelicidio si possa intendere l‘intero processo, è uso comune in meteorologia chiamare con questo nome soprattutto il deposito di ghiaccio che si forma sugli oggetti.
È molto frequente in Europa centrosettentrionale ma anche nella Pianura padana e nelle pianure e conche interne delle regioni centrali (soprattutto sul versante adriatico), nel periodo tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio. Nelle zone dell‘Appennino tosco-emiliano (in particolare a Lucca, a Pistoia ed a Modena) il gelicidio si chiama bruscello o brucello; nelle zone appenniniche della provincia di Bologna il fenomeno viene definito bioccio. L‘etimologia più probabile è da broccia, “pioggerella gelata", da un tema mediterraneo *calabro-/galabro-, “concrezione calcarea o ghiacciata".[1] Nel Mugello il bruscello viene chiamato anche vetriore.
Il gelicidio, a causa del peso del ghiaccio, è tuttavia causa di numerosi disservizi dato che può provocare la caduta di rami anche di grande spessore nonché la rottura di cavi elettrici, con conseguente interruzione dell‘illuminazione pubblica, problemi alle comunicazioni telefoniche e alla circolazione per il fondo stradale scivoloso. Nei casi più gravi (le cosiddette tempeste di ghiaccio, in inglese ice storms) alberi interi possono cadere, recando danni gravissimi ai boschi, e la circolazione stradale risulta impossibile; talvolta si possono trovare addirittura rami di alberi incollati al fondo stradale ghiacciato. Fortunatamente il fenomeno è spesso seguito da un aumento della temperatura con conseguente disgelo, in quanto la pioggia cade da strati d‘aria più caldi del suolo che quindi tendono a riscaldarlo progressivamente.
Il gelicidio non deve esser confuso con la brina che si deposita lentamente per condensazione sulle superfici esterne quando, in assenza di ventilazione e con umidità relativa dell‘aria molto elevata, perdono calore di notte fino a raggiungere 0 °C, e neppure con la gelata che avviene quando sia la temperatura degli oggetti che dell‘aria è inferiore a 0 °C. Altro fenomeno affine ma distinto è la neve chimica, che si forma in presenza di nebbia e basse temperature, quando siano disponibili a sufficienza nuclei di congelamento. Non dovrebbe essere confusa con il gelicidio neppure la galaverna che si verifica, con temperature inferiori a 0 °C quando minuscole goccioline di acqua esistenti nell‘aria si solidificano intorno al suolo o sulla vegetazione formando un rivestimento che è però opaco (per la presenza di aria), biancastro ed assai fragile. Nel gelicidio invece l‘involucro di ghiaccio cristallizzato è perfettamente trasparente, perché non contiene aria. In presenza di vento forte, il rivestimento intorno alle superfici segue la direzione del vento, cosicché si formano talora, specialmente intorno ai tralicci di metallo ed ai fusti delle piante, delle specie di lame di ghiaccio biancastre, irregolari e dentellate, larghe anche 20 centimetri e più il fenomeno si chiama calabrosa.
Fatto questo doveroso appunto posso cominciare con il vero e proprio racconto di quei 3 giorni incredibili che hanno fatto storia sulla mia montagna e non solo.
Tutto comincia il 28 dicembre quando aria fredda da nord penetra su tutto il nord Italia fino all‘asse Toscana-Umbria e Marche, le temperature minime da me grazie alla calma di vento scendono a -10° C e nella valle del Reno si toccano e si superano i -15°C.

Il 29 dicembre una profonda saccatura, comincia a sprofondare nel medio basso atlantico, sintomo di un imminente peggioramento

Le temperature si mantengono ancora basse, sui -5°C e le prime nubi da sudovest mi portano una debole moderata nevicata in tarda mattinata.

Con i miei amici coetanei e quindi quindicenni, cominciamo ad organizzare la festa dell'ultimo dell'anno, tutti contenti per la neve ed il freddo che rendono il paesaggio incantato.
Ma il 30 dicembre le correnti occidentali prendono il sopravvento: una sequenza di sistemi nuvolosi transitano come un treno su tutta la Toscana e su quasi tutto il nord Italia.
La neve lascia spazio piano piano alla pioggia che si fá sempre più battente.
Io non riesco a capacitarmene, piove ma la temperatura non supera mai i -5°C (a quei tempi ancora, sapevo poco di meteo).

Dal primo pomeriggio del 30 dicembre la situazione comincia a farsi critica, la pioggia cade battente e la temperatura si mantiene attorno ai -3°C. Uno strato di ghiaccio si diffonde ovunque i 10 cm di neve rimasti dalla nevicata precedente diventano vetro.
La corrente salta in tutta la zona che và dal lago del Reno, Pontepetri, Pracchia, Campotizzoro, Bardalone e alcuni settori di Maresca.

Il 31 dicembre le correnti meridionali invadono tutta la penisola

La +5°C a circa 1400m comincia ad avvicinarsi a tutta l'Italia centro occidentale, la neve è relegata oltre gli 800 metri sulle Alpi.
In appennino nevica solo in alta quota, all'Abetone piove con +4°C, ma nella conca del Reno, la situazione si fà drammatica.

La mattina del 31 dicembre la situazione è raccapricciante: sono già 24 ore senza la corrente elettrica, qualsiasi oggetto è completamente ricoperto da oltre 10 cm di ghiaccio e piove con -2°C.
Gli alberi si schiantano al suolo, ho ancora impresso il rumore dei faggi che durante la notte precedente sembravano scorticarsi e crollavano con tonfi sordi dopo il frastuono elettronico dello sgretolamento.
La linea che và dal distributore del Reno a Pracchia, Pontepetri, Campotizzoro, Bardalone, fino a quasi a Maresca è completamente distrutta, cadono i pali in cemento armato della luce, le persiane non si aprono più dal manto ghiacciato, nessuna e dico nessuna macchina transita sulla statale, nella valle del Reno cadono una cinquantina di alberi in mezzo alla strada.
La mia valle è isolata dal resto del mondo.
A San Marcello pistoiese piove con quasi 10°C.
In casa ci scaldiamo con le stufe a legna, nelle ore notturne si consumano decine e decine di candele, si fà la veglia con i vicini per farsi compagnia, mentre fuori tuonano gli alberi che cadono.
Il I° Gennaio 1996 la situazione non cambia.

La pioggia si fà un pò meno irruenta, continua a piovere con -2°C, la corrente ancora non è tornata e i disagi ed i danni sono ingenti. I vigili del fuoco, la protezione civile, i carabinieri e la polizia fanno quel che possono andiamo, ad aiutare gli anziani, chi non aveva la stufa a legna o il caminetto e quindi aveva il riscaldamento alimentato con la corrente era praticamente 48 ore che stava al freddo: è in questi casi viene fuori la generosità e l'unità comunativa.
Continuano a cadere gli alberi.
Durante il giorno, si vedeva benissimo lo stacco del bruscello: nei monti circostanti casa mia e la vallata appena 100 metri sopra non vi era presenza di ghiaccio,quindi dagli 800/900 metri in su tutto marrone al di sotto un cubo bianco cristallo impressionante.

La mattina del 2 gennaio


Prima dell'arrivo di una nuova depressione dalla Francia, qualche ora di pausa, ci mostra uno degli scenari più maestosi che io abbia mai visto:
se per un attimo tralasciamo i danni ed i disagi e ci soffermiamo solo sulla natura, beh quella e' stata la mattina piu' incantevole che i miei occhi abbiano mai visto...il sole...il sole...il sole..
contrasti di luce meravigliosi
un paesaggio di cristallo...
qualsiasi oggetto, qualsiasi prodotto della natura era finto..era fiabesco, era magico..era irriconoscibile.
torna la corrente elettrica...
ammirato quello splendore..
si ritorna con la mente ai disagi...
danni inestimabili...
paesaggio naturale mutato per sempre..ho ancora gli alberi spezzati attorno casa mia..
purtroppo persone che hanno avuto incidenti automobilistici e domestici..
insomma ragazzi...
un'esperienza dai due volti...
vi posso garantire però che la gente aveva paura in quei momenti...non vedevamo la fine..
si percepiva la piccolezza dell'uomo e la forza della natura...
60 ore senza corrente
60 ore isolati
60 ore di pura paura e follia
solo quei 10 minuti della mattina all'alba....ci hanno fatto per un attimo sognare davanti a tale splendore...
un esperienza che però spero di non rivivere mai più...